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Di Liao
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Il pacchetto Omnibus I dell’UE ha ridefinito il panorama del reporting di sostenibilità in Europa. Per alcune organizzazioni, gli obblighi di reporting sono stati alleggeriti, sono state modificate le soglie e ricalibrate le scadenze, escludendo temporaneamente una parte delle aziende dall’ambito di applicazione.
Un aspetto, però, rimane irrisolto: come si può sostenere e giustificare il reporting di sostenibilità quando la conformità alla CSRD non è più obbligatoria?
Il nuovo report di osapiens intitolato “Oltre la conformità: il reporting di sostenibilità dopo l’Omnibus” affronta direttamente questa tematica. Basato su un’indagine che ha coinvolto oltre 400 decision makers senior nell’UE e nel Regno Unito, il report analizza come le organizzazioni stanno rispondendo alla decisione Omnibus e quali fattori determinano se il reporting possa rimanere sostenibile nel tempo, anche al di là dell’obbligo formale.
Il pacchetto Omnibus I è stato introdotto con l’obiettivo di ridurre la complessità normativa e bilanciare gli obblighi di reporting nel quadro delle normative di sostenibilità. Tuttavia, dai risultati della nostra ultima indagine, si nota che il modo in cui le informazioni di sostenibilità vengono utilizzate da mercati, partner e decisori per la valutazione del rischio è rimasto invariato.
I rischi legati alla sostenibilità continuano a essere considerati finanziariamente rilevanti e le aspettative di una disclosure strutturata e credibile restano elevate nei mercati dei capitali, nelle catene del valore e nelle relazioni commerciali. Anche laddove gli obblighi formali di reporting sono cambiati, la domanda di dati di sostenibilità affidabili rimane forte.
Come spiega Andreas Rasche, Professore e Vicerettore presso la Copenhagen Business School:
“L’Omnibus ha modificato le modalità di applicazione degli obblighi di reporting di sostenibilità, ma non ne ha intaccato la logica di fondo. Le aspettative sul reporting di sostenibilità restano elevate e provengono da partner commerciali, investitori, dalle banche e dalla società nel suo complesso.”
Per le aziende, questo si traduce in un contesto decisionale più stimolante. Il reporting di sostenibilità non può più essere giustificato unicamente da obblighi normativi; il suo ruolo e il suo valore devono essere chiaramente collegati alle altre priorità aziendali.
>> Per un’analisi approfondita di cosa ha (e non ha) modificato l’Omnibus I, consultate la nostra panoramica sul reporting di sostenibilità dopo l’Omnibus qui.
Nonostante l’allentamento della pressione normativa, i risultati dell’indagine evidenziano chiaramente una preferenza per la continuità nel reporting di sostenibilità. Questo dato smentisce direttamente le aspettative di un possibile calo delle attività di reporting a seguito dell’Omnibus.
Secondo l’indagine condotta da osapiens:
Questi risultati suggeriscono che il reporting di sostenibilità è andato oltre una logica puramente di compliance. Per molte organizzazioni, il reporting non è più considerato un’attività isolata, ma un elemento integrato nei processi più ampi di pianificazione, governance e gestione.
Come osserva Rasche:
“I risultati evidenziano una chiara preferenza per la continuità del reporting, nonostante l’incertezza generata dai cambiamenti politici, a testimonianza del fatto che molte organizzazioni hanno già integrato il reporting di sostenibilità nella pianificazione, nella governance e nei processi decisionali interni.”
La continuità degli obiettivi e delle attività di reporting non implica, tuttavia, che le relative capacità siano immuni da future pressioni in termini di risorse, priorità o governance: un gap che, nel tempo, può diventare critico.
Uno degli aspetti più critici emersi dal report è il crescente divario tra intenzioni e risorse.
Nonostante la maggior parte delle organizzazioni intenda continuare a rendicontare, l’84% prevede che una riduzione dei controlli normativi porterà, nel tempo, a una riduzione delle risorse dedicate al reporting di sostenibilità. Limitazioni di budget, ecosistemi di dati frammentati e responsabilità non chiaramente definite rappresentano già delle sfide, e questi rischi sono destinati ad aumentare quando il reporting non sarà più imposto dall’esterno. Questo scenario dà origine a quello che il report definisce “paradosso della sostenibilità”: il reporting continua a essere una risorsa importante, ma diventa al contempo sempre più fragile.
Rasche è chiaro sulle implicazioni. Se le aziende non possono più fare affidamento esclusivamente sulla conformità per giustificare il reporting di sostenibilità, “devono interrogarsi sul senso dell’azione volontaria e definire il ruolo del reporting di sostenibilità nella gestione complessiva dell’impresa”.
In altre parole, in assenza di un chiaro business case interno, è probabile che nel tempo il reporting di sostenibilità venga progressivamente ridimensionato e privato delle risorse dedicate, nonostante la sua importanza sia ampiamente riconosciuta.
Uno dei motivi per cui molte organizzazioni esitano a ridurre il reporting è dovuto al fatto che i dati di sostenibilità vengono già utilizzati ben oltre le divulgazioni formali. L’indagine evidenzia che il reporting svolge un ruolo chiave in diversi ambiti, tra cui:
Quasi la metà degli intervistati ritiene che il vantaggio principale del reporting di sostenibilità sia una maggiore trasparenza sui rischi operativi, climatici e della supply chain.
Una volta che i dati di sostenibilità sono integrati in decisioni ad alto impatto, la loro rimozione introduce punti ciechi nella pianificazione, nella valutazione del rischio e nelle decisioni di investimento. In questo contesto, il reporting di sostenibilità diventa una vera e propria infrastruttura decisionale: ridimensionarlo significa compromettere la qualità delle decisioni, con conseguenze operative e finanziarie concrete.
Dopo l’Omnibus, le organizzazioni non si stanno allontanando da un reporting di sostenibilità strutturato. I risultati dell’indagine evidenziano un continuo allineamento ai quadri di reporting consolidati, anche nei casi in cui non si applicano più gli obblighi formali della CSRD.
Tra gli intervistati:
Questi dati dimostrano che le organizzazioni continuano a fare affidamento su framework di reporting strutturati piuttosto che ricorrere a disclosure ad hoc. Per le organizzazioni non ancora soggette alla CSRD, o che non dispongono delle risorse per implementare un reporting completamente allineato alla CSRD, il VSME fornisce un punto di ingresso scalabile per un reporting di sostenibilità strutturato (Qui potete trovare la spiegazione dettagliata).
L’Omnibus ha spostato la responsabilità verso l’interno. Le organizzazioni sono ora chiamate a decidere:
Per accedere al report completo e alla registrazione del webinar

Il report completo, dal titolo “Oltre la conformità: ilreporting di sostenibilità dopo l’Omnibus”, include:
I risultati, inoltre, sono stati discussi all’interno di un webinar con Andreas Rasche e con la leadership di osapiens, dove è stato analizzato il significato pratico dell’Omnibus per il futuro del reporting di sostenibilità.
>> Semplificate il vostro reporting di sostenibilità con osapiens: scoprite come l’osapiens HUB Reporting Cockpit integra i KPI di sostenibilità di diversi framework in un’unica piattaforma pronta per gli audit.
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