Cosa cambia dopo l’Omnibus e perché il reporting di sostenibilità non perde centralità
Il pacchetto di semplificazione Omnibus I ha ridefinito il panorama europeo del reporting di sostenibilità, riducendo gli obblighi di reporting, adeguando le tempistiche e restringendo l’ambito di applicazione. Per le aziende che ora sono esenti dagli obblighi di reporting di sostenibilità, questo aspetto ha sollevato una domanda più che lecita: il reporting di sostenibilità è ancora rilevante?
La risposta è sì, ma per motivi diversi rispetto al passato. Se da un lato la pressione normativa si è attenuata per alcune parti del mercato, dall’altro le aspettative di investitori, partner commerciali e consigli di amministrazione restano elevate. Il reporting di sostenibilità va ormai oltre il rispetto delle soglie normative, ha l’obiettivo di creare chiarezza, supportare il processo decisionale e rafforzare la resilienza a lungo termine.
Pacchetto Omnibus: decisioni chiave e cambiamenti normativi
Il pacchetto Omnibus sulla sostenibilità è stato introdotto per semplificare il quadro normativo europeo in materia di sostenibilità e ridurre la complessità per le imprese. Questo si è tradotto in diversi cambiamenti concreti che incidono direttamente sugli obblighi di reporting di sostenibilità.
Tra le decisioni contenute nell’Omnibus rientrano:
Nel dicembre 2025, il Parlamento europeo ha adottato formalmente il testo definitivo dell’Omnibus I, in linea con l’accordo provvisorio raggiunto con il Consiglio dell’Unione europea. Si prevede che l’approvazione formale da parte del Consiglio avvenga all’inizio del 2026.
Le decisioni chiave riguardano tre normative fondamentali in materia di sostenibilità e le rispettive tempistiche di attuazione:
- CSRD – Ambito significativamente ridotto
La soglia di reporting sarà estesa alle aziende con più di 1.000 dipendenti e un fatturato minimo di 450 milioni di euro, riducendo il numero di aziende interessate di circa il 90%.
Le aziende già soggette agli obblighi di rendicontazione sono interessate da queste modifiche, mentre le altre saranno coinvolte dalla normativa a partire dal 2027 o dal 2028, a seconda delle dimensioni e della classificazione.
- CSDDD – Ambito di applicazione più ristretto e applicazione posticipata
La direttiva si applicherà solo alle aziende con più di 5.000 dipendenti e un fatturato netto di almeno 1,5 miliardi di euro.
La sua applicazione è stata rinviata di un anno, fino a luglio 2029, e la rendicontazione si concentrerà sulle parti della catena del valore in cui è più probabile che si verifichino impatti negativi, effettivi o potenziali.
- Tassonomia dell’UE – Semplificazione mirata
Un regolamento delegato che modifica la tassonomia dell’UE entrerà in vigore alla fine di gennaio 2026 e si applicherà all’esercizio finanziario 2025. Le modifiche includono soglie di materialità più elevate, una riduzione dei punti dati obbligatori e criteri DNSH semplificati.
Nel complesso, l’Omnibus mira a ridurre la complessità normativa e gli oneri di reporting, lasciando tuttavia sostanzialmente invariate le aspettative fondamentali relative a trasparenza, gestione dei rischi di sostenibilità e dati utili al processo decisionale.
È importante comprendere, però, ciò che l’Omnibus non ha modificato. Le aspettative degli investitori, le richieste dei partner commerciali, le condizioni di finanziamento e la domanda, da parte dei consigli di amministrazione, di dati affidabili sulla sostenibilità continuano a essere pienamente rilevanti. La necessità di informazioni comparabili e utili ai fini decisionali è in costante aumento.
Cosa cambia nella pratica per le aziende con l’Omnibus
Con l’attenuarsi della pressione normativa, il reporting di sostenibilità si trasforma da attività di pura compliance in una scelta strategica. Le aziende hanno ora maggiore flessibilità nel definire le modalità di rendicontazione e più opportunità di impiegare il reporting come leva strategica.
Per molte organizzazioni, il reporting sta diventando sempre più integrato con finanza, gestione dei rischi e strategia aziendale. I dati sulla sostenibilità vengono utilizzati in misura crescente per valutare i rischi di transizione e supportare decisioni di investimento informate. In questo contesto, la rendicontazione non è più solo un’attività di divulgazione esterna, ma si trasforma in una capacità gestionale interna.
L’Omnibus modifica anche il panorama normativo. Gli ESRS restano rilevanti per le aziende ancora soggette alla normativa, ma altre organizzazioni stanno valutando alternative come gli standard ISSB, il VSME o standard volontari selezionati, per assicurare comparabilità a livello internazionale e una rendicontazione utile ai fini decisionali.
Il punto di vista dell’esperto Andreas Rasche: Sustainability reporting dopo l’Omnibus
Il professor Andreas Rasche, della Copenhagen Business School, è una delle voci accademiche più autorevoli in materia di sostenibilità aziendale, ESG e regolamentazione. Il suo lavoro collega ricerca accademica, pratica aziendale e politiche pubbliche, con un focus particolare sulla governance della sostenibilità e sulla finanza sostenibile.
Nella sua analisi dell’Omnibus, Rasche sottolinea che la semplificazione normativa non riduce la rilevanza strategica della sostenibilità, affermando:
"La sostenibilità non è una semplice pratica di conformità, ma garantisce resilienza e competitività a lungo termine."
In un’intervista dedicata, Andreas Rasche analizza le conseguenze concrete per le aziende dell’esito dell’Omnibus e spiega perché molte organizzazioni mantengono un reporting di sostenibilità strutturato, nonostante gli obblighi siano diminuiti. Inoltre, illustra come il reporting contribuisca a rafforzare fiducia e prevedibilità e spiega perché i dati sulla sostenibilità sono sempre più strettamente legati alla finanza e alla gestione dei rischi. L’intervista guarda al futuro, analizzando come potrebbero evolvere i framework di rendicontazione e le scelte strategiche che le aziende si trovano a dover compiere.